150 Euro al mese per guardare la Pubblicità? In Francia si può

KaKSee

KaKSee

Tutti siamo sempre alla ricerca di guadagni in più, passiamo serate davanti alla TV e spesso giriamo il canale durante la pubblicità.

Direte come collego questi tre fattori? Grazie ad un’idea che definirei geniale e simpatica: due trentenni hanno unito la nostra voglia di guadagnare un qualcosa in più all’esigenza delle compagnie di creare pubblicità che ci stimolino ed interessino ed hanno creato così KaKSee. Il sito, in breve, vi fa guadagnare guardando attivamente delle pubblicità.

Andiamo con i dettagli. Per prima cosa bisogna iscriversi al sito, indicando dati (che rimarranno ovviamente anonimi), anagrafici e che riguardano le nostre preferenze. A questo punto saremo invitati giornalmente a visionare sino ad un massimo di 10 minuti di pubblicità. La visione deve essere attiva, quindi al termine dello spot vi vengono poste semplici domande a crocette ed una votazione inerente a questo. Ovviamente non è un impegno obbligatorio giornaliero, potete anche far passare mesi tra un utilizzo e l’altro di questo servizio: naturalmente più giorni siete attivi, più guadagnate. Ed arriviamo al fattore monetario: ogni pubblicità di 10 secondi o meno vi frutta 20 centesimi, di 20 secondi, 30 centesimi e così via, sino ad un massimo di 150 Euro mensili. Mica male, eh?

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La pubblicità in internet aumenta

Pubblicità su internet

Pubblicità su internet

La pubblicità odierna si fa su internet. Questo lo abbiamo oramai tutti capito: più un media diventa popolare e viene maggiormente utilizzato, più la pubblicità si fa presente.

Ed ecco quindi arrivare i dati relativi allo scorso 2009, anno in cui la pubblicità su internet è aumentata del 40%, in particolar modo l’incremento è relativo agli spot sotto forma di video.

La ricerca, effettuata e resa nota in questi giorni da eMarketer sottolinea che nel 2010 si avrà la stessa tendenza, anche se, probabilmente, l’incremento sarà minore.

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La Francia propone la Google Tax

La Francia di Sarkozy arriva oggi con una nuova proposta di legge: tassare gli introiti pubblicitari dei grandi colossi internet come Google, FaceBook, Microsoft o Yahoo.

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La proposta è stata avanzata dalla Commissione Zelnik riunita con lo scopo di migliorare l’offerta di beni culturali online e trovare formule più efficaci di retribuzione per chi produce contenuti. La collegiale è presieduta da Patrick Zelnik, che altri non è produttore discografico e proprietario dell’etichetta che pubblica anche le canzoni della prémière Dame Carla Bruni. La tassa dovrebbe comunque interessare solo una ristretta percentuale degli introiti di Google, stimati in circa 800 milioni di euro l’anno.

Nessuna dichiarazione in merito è ancora stata rilasciata dal Presidente Sarkozy, mentre Google si è dichiarato contrario a questa manovra; Olivier Esper, direttore agli affari pubblici di Google France ha dichiarato che bisogna privilegiare “soluzioni innovative a una logica della tassazione” che risponda a sua volta a una logica di contrasto tra il mondo di internet e quello della cultura”.

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Il primo…banner della storia!

Quale fu il primo banner della storia? Il responsabile è AT&T. Ecco la storia.

Le persone che dirigevano il magazine “Wired” decisero di inaugurare nell’Ottobre 1994, il primo giornale commerciale on-line, chiamato “Hotwired”, in cui vendere spazi pubblicitari.
E il primo che li comprò fu proprio AT&T. Quale fu il brimo banner che queste persone misero nel loro spazio? Usarono una strategia pubblicitaria allora innovativaper lanciare un milione di “Dai un pugno alla scimmia”, un giochino su cui si doveva cliccare ed il cui scopo era quello di attirare i lettori nel proprio link…chissà magari nel 1994 tutto ciò funzionò!

Pubblicità su Wikipedia?

«Pubblicità su Wikipedia? È una possibilità. Non la escluderei del tutto, anche se nessuno qui pensa che sia una buona idea. D’altro canto, se fosse a rischio la nostra sopravvivenza, faremmo tutto ciò che è in nostro potere per salvarci». A sostenerlo è il cofondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, che, in un’intervista alla rivista Grazia, riguardo la crisi economica, sottolinea: «Per ora non la temiamo». Il cofondatore Jimmy Wales, comunque, guarda alle inserzioni come ad una possibilità, nel caso fosse a rischio la sopravvivenza dell’enciclopedia online«Certo, -aggiunge Wales- ogni volta che in una pagina di Wikipedia compare l’annuncio della raccolta fondi (l’unica via di finanziamento dell’enciclopedia web, ndr) la gente pensa che siamo nei guai, ma non è così».