Living Stories lanciato in open source da Google

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In un periodo in cui la carta stampata sta subendo una forte crisi in termini di drastica riduzione delle vendite forse arriva una soluzione proprio da internet e dal sempre più onnipresente Google.

L’editoria On Line sarà così rivoluzionata dal rilascio in open source della piattaforma Living Stories, effettuato in questi giorni dall’azienda di Mountain View. L’efficacia di tale nuovo strumento di comunicazione è stata sperimentata negli ultimi due mesi da parte di due famosissimi quotidiani, ovvero il New York Time ed  il Washington Post. Il 75% degli utenti che hanno provato tale servizio hanno dichiarato di preferirlo alla carta stampata.

Ma che cos’è Living Stories? Non è semplicemente un aggregatore di notizie come è, in effetti, Google News, bensì permette, facendo rimanere il lettore sulla medesima url di google e, dunque, senza che si debba aspettare il caricamento di nuove pagine, di seguire una sorta di storia viva della notizia. Si potranno così avere in modo diretto gli aggiornamenti delle notizie che si seguono, gli eventi ad essa collegati e la sintesi di ciò che si è già letto.

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Anche il New York Times online presto a pagamento?

In questi giorni fonti interne al New York Times hanno rivelato che, dopo altri quotidiani statunitensi, nel 2011, anche il maggiore giornale statunitense abbandonerà la formula della lettura gratuita online in favore di quella a pagamento. Questa scelta sarebbe dovuta alla crescente diffusione di prodotti tecnologici che rendono possibile la lettura dei giornali online in particolare guardando all’uscita del nuovo iSlate di Apple.

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Già lo scorso Ottobre, il giornale di New York e Long Island “NewsDay”, aveva deciso di passare dalla formula gratuita a quella a pagamento, con un abbonamento settimanale a 5 dollari mentre annuale a 260. Il risultato? Solo 35 abbonamenti, un dato da far rabbrividire chiunque editore e che fa meditare qualsiasi lettore: sarà questo il vero addio all’informazione free?

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New York Times, il 10% del traffico arriva da Twitter

Oggi il 10 per cento del traffico sulle property digitali del New York Times arriva da Twitter. Un anno fa la percentuale era vicina allo zero.

Lo ha dichiarato Martin Nisenholtz, responsabile del digitale per la società, al convegno Omma sull’economia digitale in svolgimento a New York.

I lavori della conferenza si possono seguire in diretta su Twitter.

Il peso politico di Twitter e la crescente popolarità in Iran

Lo scorso lunedì pomeriggio Jared Cohen, funzionario del Dipartimento di stato ha mandato una mail a Jack Dorsey, il cofondatore di Twitter per chiedergli di rinviare di due giorni le attività di manutenzione al sito previste, in modo che potesse ancora funzionare Twitter in Iran.
Secondo il New York Times, l’amministrazione americana ha trasformato Twitter in un social media che ha un ruolo chiave contro tutti i regimi autoritari.P.J. Crowley assistente alla Segreteria di Stato statunitense per gli affari esteri ha dichiarato «tutto ciò è perfettamente coerente con la nostra politica. Twitter sta giocando un ruolo molto importante in questo momento in Iran. Non potremmo farci scappar via questa opportunità». Questo interesse verso i blogger e il loro ruolo ha attirato l’attenzione del regime iraniano, il quale tramite i potenti Guardiani della rivoluzione ha messo in guardia i siti accusandoli di «creare tensione».
La nuova amministrazione americana ha al suo interno persone che provengono dal mondo dei blog e dei social network, come il 27 enne Jared Cohen, l’uomo che ha mandato la mail a Twitter e il più giovane tra i membri del Dipartimento di Stato, il quale dopo essersi laureato alla Stanford University ha lavorato con Twitter, YouTube, Facebook ed è stato impegnato a promuovere questi mezzi anche in Iraq, prima che in Iran. Il mese scorso Jack Dorsey e altri dirigenti della Silicon Valley, erano andati su indicazione del Dipartimento di Stato a Baghdad per discutere col vice Primo Ministro di come ricostruire nel paese le reti di informazione, presentando anche agli iracheni le risorse di Twitter.
Non vi è ormai dubbio che Twitter sia un veicolo indispensabile di informazioni sull’Iran, dopo che gli oppositori del presidente Ahmadinejad erano scesi in strada accusandolo di aver falsato i risultati elettorali, che lo avevano confermato nella sua carica per altri quattro anni.Ben consapevoli della popolarità di Twitter, i Pasdaran, le guardie della rivoluzione, avrebbero intimato ai blogger locali di eliminare contenuti giudicati lesivi dell’integrità dello stato.
Due giorni fa mentre a Teheran infuriava la protesta, a San Francisco, sede ufficiale di Twitter, era stato programmato un upgrade la cui implementazione avrebbe costretto tutti i blogger al silenzio per almeno un’ora: una porzione di tempo considerevole in un contesto come quello iraniano. Il Dipartimento di Stato americano avrebbe ordinato ai vertici di Twitter di rimandare di qualche ora la manutenzione del sito: Biz Stone, co-fondantore di Twitter, ha confermato sul blog ufficiale di aver riprogrammato l’upgrade alle 14:00 ora statunitense, 1.30 del mattino in Iran. Tuttavia Stone non ha menzionato di aver ricevuto pressioni dal governo USA nel posticipare la manutenzione.

Murdoch: un prezzo per l’informazione

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In controtendenza con quanti sostengono che l’informazione debba essere libera ed accessibile a tutti, sopratutto se il processo avviene tramite media digitali come Internet, Rupert Murdoch, il magnate della News Corp, adotta invece una visione diametralmente opposta.

Murdoch, infatti, dice basta all’informazione on-line, gratuita e realizzabile da con il contributo di chiunque e, per preservarne la qualità, auspica un ritorno delle forme tradizionali di informazione e l’accesso ad esse previopagamento.

Internet e i nuovi strumenti del Web 2.0 hanno permesso di creare una rete di informazione ricca, ma spesso poco attendibile o di basso livello ed il suo successo però è stato decretato anche dal fatto che si tratta di un media assolutamente gratuito e quindi che risponde in pieno alle esigenze di oggi in pieno periodo di crisi economica.

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Ricercatori canadesi individuano una rete di spionaggio “fantasma”

dalai-lamaSecondo quanto riferisce il New York Times, un gruppo di ricercatori canadesi ha scoperto una vasta rete di spionaggio informatico ai danni di pc di tutto il mondo, da cui venivano rubati documenti di governi e di uffici privati in tutto il mondo, tra cui quelli del Dalai Lama.
Un’equipe del Munk Center per gli studi internazionali di Toronto ha dichiarato che almeno 1.295 computer in 103 Paesi sono stati violati, nell’arco di due anni dal sistema di spionaggio, dal nome GhostNet, ovvero rete fantasma.Le principali sedi nel mirino dell’operazione di spionaggio risultano essere: Ambasciate, Ministeri degli Esteri, uffici governativi e le residenze del leader spirituale del Tibet, il Dalai Lama, in India, a Bruxelles, Londra e New York. Questo è quanto sostengono ricercatori, i quali hanno detto che non ci sono prove che confermino la violazione degli uffici governativi statunitensi.
Gli studiosi canadesi ritengono che i responsabili delle violazioni sono da individuare nei computer localizzati quasi esclusivamente in Cina, anche se ciò non implica un coinvolgimento del governo cinese nel sistema, che risulta tuttora attivo.
Un portavoce del consolato cinese a New York ha escluso categoricamente la possibilità che la Cina sia coinvolta nell’operazione.
I ricercatori di Toronto hanno iniziato lo studio dopo la richiesta da parte dell’ufficio del Dalai Lama, in esilio, di controllare i propri pc, al fine di eliminare eventuali software dannosi o malware.

Un Papa che parla cinese

papa_benedetto_xvi Anche le Parole Sacre viaggiano sul web.
Il Vaticano sta per lanciare una nuova versione in lingua cinese del suo sito web, con lo scopo di diffondere i messaggi di Papa Benedetto XVI in Cina, dove il regima comunista impedisce ai cattolici di ricooscere l’autorità del proprio Credo religioso. Il nuovo sito è www.vatican.van, ed ha già una versione in 7 lingue diverse. Ma alcune fonti della Chiesa e diplomatici temono che l’autorità cinese possa bloccare il sito web come è già stato fatto in passato per il New York Times, la Bbc, Voice of America, il sito media di Hong Kong Ming Pao News e Asiaweek. Il governo comunista, infatti, non riconosce l’autorità del Papa e obbliga i cattolici ad essere parte dell’organizzazione cattolica sostenuta dallo stato. I cattolici cinesi, che oscillano tra gli 8 e i 12 milioni, sono divisi tra la chiesa riconosciuta ed una chiesa non ufficiale devota al Papa. Lo stato cinese blocca automaticamente tutti i siti che ritiene critici o sconvenienti nei confronti del partito comunista. Il sito lanciato dal Papa renderà disponibili i discorsi di Benedetto XVI ed altri contenuti religiosi sia nella versione in ideogrammi cinesi che in quelli tradizionali. Il Papa ha espresso il fiducioso desiderio che il sito, nelle sue differenti versioni, possa essere visitato da utenti di tutto il mondo.