Il peso politico di Twitter e la crescente popolarità in Iran
Lo scorso lunedì pomeriggio Jared Cohen, funzionario del Dipartimento di stato ha mandato una mail a Jack Dorsey, il cofondatore di Twitter per chiedergli di rinviare di due giorni le attività di manutenzione al sito previste, in modo che potesse ancora funzionare Twitter in Iran.
Secondo il New York Times, l’amministrazione americana ha trasformato Twitter in un social media che ha un ruolo chiave contro tutti i regimi autoritari.P.J. Crowley assistente alla Segreteria di Stato statunitense per gli affari esteri ha dichiarato «tutto ciò è perfettamente coerente con la nostra politica. Twitter sta giocando un ruolo molto importante in questo momento in Iran. Non potremmo farci scappar via questa opportunità». Questo interesse verso i blogger e il loro ruolo ha attirato l’attenzione del regime iraniano, il quale tramite i potenti Guardiani della rivoluzione ha messo in guardia i siti accusandoli di «creare tensione».
La nuova amministrazione americana ha al suo interno persone che provengono dal mondo dei blog e dei social network, come il 27 enne Jared Cohen, l’uomo che ha mandato la mail a Twitter e il più giovane tra i membri del Dipartimento di Stato, il quale dopo essersi laureato alla Stanford University ha lavorato con Twitter, YouTube, Facebook ed è stato impegnato a promuovere questi mezzi anche in Iraq, prima che in Iran. Il mese scorso Jack Dorsey e altri dirigenti della Silicon Valley, erano andati su indicazione del Dipartimento di Stato a Baghdad per discutere col vice Primo Ministro di come ricostruire nel paese le reti di informazione, presentando anche agli iracheni le risorse di Twitter.
Non vi è ormai dubbio che Twitter sia un veicolo indispensabile di informazioni sull’Iran, dopo che gli oppositori del presidente Ahmadinejad erano scesi in strada accusandolo di aver falsato i risultati elettorali, che lo avevano confermato nella sua carica per altri quattro anni.Ben consapevoli della popolarità di Twitter, i Pasdaran, le guardie della rivoluzione, avrebbero intimato ai blogger locali di eliminare contenuti giudicati lesivi dell’integrità dello stato.
Due giorni fa mentre a Teheran infuriava la protesta, a San Francisco, sede ufficiale di Twitter, era stato programmato un upgrade la cui implementazione avrebbe costretto tutti i blogger al silenzio per almeno un’ora: una porzione di tempo considerevole in un contesto come quello iraniano. Il Dipartimento di Stato americano avrebbe ordinato ai vertici di Twitter di rimandare di qualche ora la manutenzione del sito: Biz Stone, co-fondantore di Twitter, ha confermato sul blog ufficiale di aver riprogrammato l’upgrade alle 14:00 ora statunitense, 1.30 del mattino in Iran. Tuttavia Stone non ha menzionato di aver ricevuto pressioni dal governo USA nel posticipare la manutenzione.
