Scritto Lunedì 30 Marzo 2009 da Piera Bellelli

In seguito agli eventi accaduti in Tibet ed alle ultime notizie circa il controllo di Internet da parte del governo cinese, dopo 10 mesi di indagini relative ai rischi di cyberspionaggio il Wall Street Journal pubblica un’articolo sul ritrovamento in alcuni PC del trojan ghOst RAT e sull’esistenza di GhostNet, una rete creata per controllare alcuni sistemi informatici, attiva già da Giugno 2008, data di inizio delle ricerche.
Infatti, grazie a questo network, è stato possibile tenere sotto controllo le attività di diversi PC e diverse reti, ricavandone informazioni utili e dati sensibili. Il trojan che garantiva l’accesso è stato ritrovato in almeno 1295 computer in 103 paesi diversi, tra cui Germania, India e Tailandia, i ministeri degli esteri (Barbados, Bhutan, Filippine, Indonesia ed altri), network vicini al Dalai Lama ed altri, che sono stati più volte vittima degli attacchi, tutti provenienti, tra l’altro dalla Cina. Il 30% dei computer infettati dal trojan fa parte di sistemi ritenuti ad alto profilo e gli attacchi sarebbero stati, in media, circa 53 al giorno. Tramite queste azioni è stato possibile accedere e salvare files, catturare le password ed attivare eventuali webcam.
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Scritto Domenica 29 Marzo 2009 da Maria Cristina Locuratolo
Secondo quanto riferisce il New York Times, un gruppo di ricercatori canadesi ha scoperto una vasta rete di spionaggio informatico ai danni di pc di tutto il mondo, da cui venivano rubati documenti di governi e di uffici privati in tutto il mondo, tra cui quelli del Dalai Lama.
Un’equipe del Munk Center per gli studi internazionali di Toronto ha dichiarato che almeno 1.295 computer in 103 Paesi sono stati violati, nell’arco di due anni dal sistema di spionaggio, dal nome GhostNet, ovvero rete fantasma.Le principali sedi nel mirino dell’operazione di spionaggio risultano essere: Ambasciate, Ministeri degli Esteri, uffici governativi e le residenze del leader spirituale del Tibet, il Dalai Lama, in India, a Bruxelles, Londra e New York. Questo è quanto sostengono ricercatori, i quali hanno detto che non ci sono prove che confermino la violazione degli uffici governativi statunitensi.
Gli studiosi canadesi ritengono che i responsabili delle violazioni sono da individuare nei computer localizzati quasi esclusivamente in Cina, anche se ciò non implica un coinvolgimento del governo cinese nel sistema, che risulta tuttora attivo.
Un portavoce del consolato cinese a New York ha escluso categoricamente la possibilità che la Cina sia coinvolta nell’operazione.
I ricercatori di Toronto hanno iniziato lo studio dopo la richiesta da parte dell’ufficio del Dalai Lama, in esilio, di controllare i propri pc, al fine di eliminare eventuali software dannosi o malware.
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