GhostNet, la rete di spionaggio della Cina

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In seguito agli eventi accaduti in ed alle ultime notizie circa il controllo di Internet da parte del governo cinese, dopo 10 mesi di indagini relative ai rischi di cyberspionaggio il pubblica un’articolo sul ritrovamento in alcuni PC del RAT e sull’esistenza di , una rete creata per controllare alcuni sistemi informatici, attiva già da Giugno 2008, data di inizio delle ricerche.

Infatti, grazie a questo network, è stato possibile tenere sotto controllo le attività di diversi PC e diverse reti, ricavandone informazioni utili e dati sensibili. Il che garantiva l’accesso è stato ritrovato in almeno 1295 in 103 paesi diversi, tra cui Germania, India e Tailandia, i ministeri degli esteri (Barbados, Bhutan, Filippine, Indonesia ed altri), network vicini al ed altri, che sono stati più volte vittima degli attacchi, tutti provenienti, tra l’altro dalla . Il 30% dei infettati dal fa parte di sistemi ritenuti ad alto profilo e gli attacchi sarebbero stati, in media, circa 53 al giorno. Tramite queste azioni è stato possibile accedere e salvare files, catturare le password ed attivare eventuali webcam.

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Ricercatori canadesi individuano una rete di spionaggio “fantasma”

dalai-lamaSecondo quanto riferisce il , un gruppo di ricercatori canadesi ha scoperto una vasta rete di informatico ai danni di pc di tutto il mondo, da cui venivano rubati documenti di governi e di uffici privati in tutto il mondo, tra cui quelli del .
Un’equipe del Munk Center per gli studi internazionali di Toronto ha dichiarato che almeno 1.295 in 103 Paesi sono stati violati, nell’arco di due anni dal sistema di , dal nome , ovvero rete fantasma.Le principali sedi nel mirino dell’operazione di risultano essere: Ambasciate, Ministeri degli Esteri, uffici governativi e le residenze del leader spirituale del , il , in India, a Bruxelles, Londra e New York. Questo è quanto sostengono ricercatori, i quali hanno detto che non ci sono prove che confermino la degli uffici governativi statunitensi.
Gli studiosi canadesi ritengono che i responsabili delle violazioni sono da individuare nei localizzati quasi esclusivamente in Cina, anche se ciò non implica un coinvolgimento del nel sistema, che risulta tuttora attivo.
Un portavoce del consolato cinese a New York ha escluso categoricamente la possibilità che la Cina sia coinvolta nell’operazione.
I ricercatori di Toronto hanno iniziato lo studio dopo la richiesta da parte dell’ufficio del , in esilio, di controllare i propri pc, al fine di eliminare eventuali dannosi o .