Apple si difende dalle accuse di Nokia

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Apple questa settimana ha dichiarato di avere tutte le intenzioni di difendersi “con vigore” contro le accuse di violazione di brevetti mosse da Nokia la scorsa settimana.

Nell’annuale resoconto “10-K” depositato alla Security and Exchange Commission per l’anno fiscale 2009, Apple ha dato spazio all’ azione legale intrapresa dal colosso finlandese, il quale sostiene che iPhone infrange dieci brevetti correlati a tecnologie wreless detenuti da Nokia stessa. La causa è stata ufficialmente depositata da Nokia alla Corte Distrettuale dello stato del Delaware.

“Si adduce che questi brevetti sono essenziali ad uno o più degli standard GSM, UMTS e 802.11 e che la Compagnia abbia i diritti di ottenere la licenza di questi brevetti sotto termini equi, ragionevoli e non-discriminatori (FRAND – Fair, Reasonale And Non-Descriminatory)” ha dichiarato Apple. “Il querelante cerca una compensazione FRAND non specificati e altri risarcimenti. La risposta della compagnia non è ancora prevista. La compagnia intende difendersi con vigore”.

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Facebook vince la causa contro il re dello Spam

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Facebook vince una causa milionaria contro il re dello Spam. Un tribunale della California ha infatti condannato Sanford Wallace, soprannominato il re dello Spam per la sua vasta attività di marketing online, a pagare 711 milioni di dollari in risarcimento al più famoso social network del mondo. Sono stati gli stessi responsabili di Facebook a diffondere la notizia, riportano i media americani, spiegando che Wallace era riusciuto a entrare senza permesso negli account degli utenti di Facebook mandando loro falsi ‘wall post’ e messaggi.

Facebook aveva avviato la causa contro Wallace lo scorso febbraio, ma potrebbe non fermarsi qui dal momento – si legge sul sito specializzato pcworld.com – intende avviare un processo penale contro il re dello Spam. “Potrebbe essere condannato ad una pena detentiva – ha scritto sul suo blog Sam O’Rourke del team legale di Facebook – è un’altra importante vittoria nella lotta contro lo spam”.

I creatori di Skype fanno causa ad eBay

Due cause, una negli Stati Uniti e una nel Regno Unito, rischiano di bloccare la cessione di Skype e, forse, addirittura il funzionamento del programma per la telefonia VoIp più usato.

Le ultime vicende della lunga e travagliata storia di Skype vedevano eBay pronta a disfarsi del software acquisito nel 2005 a una cordata composta da Silver Lake Partners, Index Ventures, Andreessen Horowitz Ventures e Canada Pension Plan Investment Board.

Restavano così esclusi i due creatori di Skype, Niklas Zennstrom e Janus Friis, che avrebbero voluto riprendere in mano il destino della propria creatura attraverso la loro società, la Joltid.

La cosa deve averli seccati al punto di decidere l’uso dell’ultimo quanto potente barlume di controllo che ancora possiedono sul software: la proprietà intellettuale di una delle tecnologie alla base del suo funzionamento, che è rimasta a loro anche dopo la vendita del programma a eBay.

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La Svizzera minaccia di fare causa a Google Street View

Le autorità svizzere per la tutela della privacy minacciano di fare causa a Google per il servizio «Street View», che permette ai suoi utilizzatori di accedere virtualmente a determinati luoghi grazie a immagini fisse scattate da alcuni apparecchi posizionati sulle strade di tutto il mondo. Se il gigante americano non prenderà in considerazione, entro 30 giorni, le raccomandazioni elvetiche destinate a migliorare il rispetto della vita privata della popolazione, la Commissione per la tutela della privacy – Swiss Federal Data Protection and Information Commission – agirà davanti al “tribunale amministrativo federale”.

L’incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza Hanspeter Thür – Swiss Federal Data Protection and Information Commissioner (FDPIC) – sostiene infatti che in alcune situazioni i volti e le targhe automobilistiche sarebbero identificabili, e accusa l’azienda di Mountain View di non avere rispettato gli itinerari stabiliti dalla legge svizzera per proteggere la privacy dei cittadini.

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Il processo a The Pirate Bay è da rivedere


E’ di pochi giorni fa la notizia della condanna inflitta dal Tribunale di Stoccolma aitre responsabili del sito Frederik Neij, Gottfrid Svartholm Warg e Peter Sunde che prevede la reclusione ed il pagamento di un’ingente somma per risarcire i danni di violazione di copyright ed altri simili reati alle case discografiche.

In realtà, oggi è stato annunciato che la sentenza dovrà essere rivista a causa di un duplice conflitto di interessi da parte del giudice firmatario della sentenza: Tomas Norström, infatti, sarebbe iscritto a due diverse associazioni per la tutela del copyright, la Swedish Copyright Association e la Swedish Association for the Protection of Industrial Property. In quest’ultima, in particolare, il giudice ricoprirebbe un ruolo principale.

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