Politica
Scritto Lunedì 29 Giugno 2009 da Maria Cristina Locuratolo
A partire da mercoledì prossimo, il governo cinese ha ordinato che i personal computer venduti in Cina debbano uscire dalla fabbrica con il filtro software Green Dam, mirato a bloccare immagini oscene e, dicono i critici, a funzionare come deterrente per il dissenso politico. E’ questa l’ultima iniziativa del partito comunista per controllare Internet, che ha circa 300 milioni di utenti in Cina, secondo il China Internet Network Information Center. Ma gli ostacoli a questo tipo di controlli saranno numerosi come negozi e chioschi che vendono computer, software e pornografia. Contro il filtro web imposto dal governo, Mao Shoulong, professore di strategie pubbliche alla Renmin University ribatte “Il progetto Green Dam è una grave violazione alle leggi di mercato. I governi non dovrebbero imporre un tipo particolare di marchio o software”. Il professore continua dicendo: “In pratica l’impatto sarà limitato. E’ un software facoltativo e non si può controllare facilmente un settore di vendita così frammentato. le grandi aziende seguiranno gli ordini ma chi può imporli a migliaia di piccole?”.
Rispetto al clamore suscitato a livello mondiale, sopratutto dai difensori dei diritti civili e da Washington, molti negozianti cinesi che venderanno computer dotati del sistema si sono dimostrati poco informati e rassegnati.
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Tag:cina, diritti civili, filtro web, green dam, leggi di mercato, partito comunista, pc, software
Scritto Lunedì 22 Giugno 2009 da Maria Cristina Locuratolo
In Germania una nuova normativa al vaglio del Governo propone di rendere illegale qualsiasi gioco dai contenuti violenti e inadatti. Caso analogo nel Regno Unito che renderà illegale la vendita dei videogame ad utenti di età diversa da quella indicata sulla confezione del gioco. Secondo quanto riportato dal testo della normativa, saranno fuorilegge tutti quei titoli in cui “lo scopo principale è quello di eliminare persone o perpetrare altri tipi di cruenti o inumani atti di violenza contro umani o contro personaggi umanoidi”. Il testo della nuova legge sarebbe stato approvato all’unanimità da tutti i 16 territori che compongono la Germania, e sarebbe attualmente in attesa di approvazione da parte del Parlamento tedesco, che potrebbe dare l’approvazione entro la fine dell’estate. La motivazione di misure così restrittive sarebbe da ritrovarsi nell’influenza negativa che tali giochi possono avere soprattutto sui minori, ipotesi a loro parere comprovata da recenti fatti di cronaca, non ultimo quello che ha visto un dodicenne trucidare una dozzina di persone imitando le mosse di uno dei suoi videogame preferiti, ovvero Counter-Strike. I videogames troppo cruenti e violenti possono turbare la psiche dei più piccoli, e portarli ad emulare i personaggi del gioco, oppure possono, in qualche modo, far affiorare in soggetti già predisposti, dei comportamenti aggressivi e spesso socialmente pericolosi.
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Tag:germania, leggi, regno unito, videogames
Scritto Giovedì 18 Giugno 2009 da Maria Cristina Locuratolo
Lo scorso lunedì pomeriggio Jared Cohen, funzionario del Dipartimento di stato ha mandato una mail a Jack Dorsey, il cofondatore di Twitter per chiedergli di rinviare di due giorni le attività di manutenzione al sito previste, in modo che potesse ancora funzionare Twitter in Iran.
Secondo il New York Times, l’amministrazione americana ha trasformato Twitter in un social media che ha un ruolo chiave contro tutti i regimi autoritari.P.J. Crowley assistente alla Segreteria di Stato statunitense per gli affari esteri ha dichiarato «tutto ciò è perfettamente coerente con la nostra politica. Twitter sta giocando un ruolo molto importante in questo momento in Iran. Non potremmo farci scappar via questa opportunità». Questo interesse verso i blogger e il loro ruolo ha attirato l’attenzione del regime iraniano, il quale tramite i potenti Guardiani della rivoluzione ha messo in guardia i siti accusandoli di «creare tensione».
La nuova amministrazione americana ha al suo interno persone che provengono dal mondo dei blog e dei social network, come il 27 enne Jared Cohen, l’uomo che ha mandato la mail a Twitter e il più giovane tra i membri del Dipartimento di Stato, il quale dopo essersi laureato alla Stanford University ha lavorato con Twitter, YouTube, Facebook ed è stato impegnato a promuovere questi mezzi anche in Iraq, prima che in Iran. Il mese scorso Jack Dorsey e altri dirigenti della Silicon Valley, erano andati su indicazione del Dipartimento di Stato a Baghdad per discutere col vice Primo Ministro di come ricostruire nel paese le reti di informazione, presentando anche agli iracheni le risorse di Twitter.
Non vi è ormai dubbio che Twitter sia un veicolo indispensabile di informazioni sull’Iran, dopo che gli oppositori del presidente Ahmadinejad erano scesi in strada accusandolo di aver falsato i risultati elettorali, che lo avevano confermato nella sua carica per altri quattro anni.Ben consapevoli della popolarità di Twitter, i Pasdaran, le guardie della rivoluzione, avrebbero intimato ai blogger locali di eliminare contenuti giudicati lesivi dell’integrità dello stato.
Due giorni fa mentre a Teheran infuriava la protesta, a San Francisco, sede ufficiale di Twitter, era stato programmato un upgrade la cui implementazione avrebbe costretto tutti i blogger al silenzio per almeno un’ora: una porzione di tempo considerevole in un contesto come quello iraniano. Il Dipartimento di Stato americano avrebbe ordinato ai vertici di Twitter di rimandare di qualche ora la manutenzione del sito: Biz Stone, co-fondantore di Twitter, ha confermato sul blog ufficiale di aver riprogrammato l’upgrade alle 14:00 ora statunitense, 1.30 del mattino in Iran. Tuttavia Stone non ha menzionato di aver ricevuto pressioni dal governo USA nel posticipare la manutenzione.
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Tag:amministazione americana, biz stone, dipartimento di stato americano, guardiani della rivoluzione, iran, jared cohen, New York Times, regimi autoritari, teheran, twitter
Scritto Giovedì 4 Giugno 2009 da Maria Cristina Locuratolo
Sarkozy promuove il film Home sulla sua pagina Facebook, alla vigilia dell’uscita sugli schermi e a tre giorni dalle elezioni europee. Non si tratta di un film qualunque, ma di un documentario ecologico di Yann Arthus-Bertrand, noto fotografo ora regista, ed anche suo amico. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, domani 5 giugno 2009, la pellicola sarà presentata contemporaneamente in più di 100 stati del mondo. Per l’Italia il film sarà proiettato gratuitamente a Torino, alla sala 1 del Cinema Massimo alle ore 21, grazie al Festival CinemAmbiente. Il film è composto da immagini aeree filmate in più di cinquanta paesi del mondo. Una voce fuori campo commenta il filmato, mostrando i grandi cambiamenti ambientali e sociali che la Terra sta subendo. Un progetto ambizioso e di grande impatto, che rende ancora una volta possibile scoprire la meraviglia di un pianeta magnifico, sottolineandone al tempo stesso l’evidente fragilità.
Il film, che è stato prodotto senza fini di lucro, si pone come obiettivo quello di essere visto dal maggior numero di persone possibili. Non saranno solo tradizionali proiezioni quelle che avverranno contemporaneamente il 5 giugno, ma Home sarà trasmesso anche da molte televisioni e, grazie ad una partnership con Youtube, attraverso internet.
Più di un semplice film questa produzione rappresenta un vero e proprio evento ambientalista in tutto il mondo, per il carattere simultaneo, gratuito e multipiattaforma che ne caratterizza la diffusione.
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Tag:coscienza ambientalista, documentario ecologista, film, francia, goodplanet.org, home, luc besson, pianeta terra, srkozy, YouTube
Scritto Venerdì 29 Maggio 2009 da Maria Cristina Locuratolo
Barack Obama dichiara guerra agli hacker. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato oggi l’intenzione di nominare un coordinatore per la sicurezza informatica, il quale entrerà a far parte dello staff che si occupa della sicurezza nazionale. ”La minaccia cibernetica è una delle sfide più serie sulla sicurezza che la nazione deve affrontare”, ha detto Obama parlando nel corso di un discorso alla Casa Bianca dedicato alla sicurezza del cyberspazio. Il piano dell’amministrazione degli Stati Uniti giunge dopo numerosi episodi di violazione subiti dai computer americani da parte di spie industriali ed hacker. Washington ritiene che spesso queste “intrusioni” informatiche possano essere coperte dai servizi di sicurezza stranieri, come quelli di Russia e Cina. ”Possiamo e dobbiamo fare di piu”’, ha proseguito Obama, rivelando l’intenzione di rivedere ”da cima a fondo” le infrastrutture della rete americana e la loro vulnerabilità agli attacchi dei cyber-criminali. Il presidente ha aggiunto: “I nostri network militari e di sicurezza sono costantemente sotto attacco”. Le Reti saranno quindi trattate come asset strategici nazionali e protette’ da un apposito ufficio detto “Zar” per la sicurezza digitale.
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Tag:barack obama, cina, cyberterrorismo, hacker, Network, russia, sicurezza, stati uniti
Scritto Venerdì 29 Maggio 2009 da Maria Cristina Locuratolo
La diciottenne Noemi Letizia, salita agli onori della cronaca italiana ed internazionale per la sua presunta relazione con il Premier Silvio Berlusconi, al centro di uno scandalo politico e personale, fa parlare di sé per un attacco informatico. Pare che un hacker abbia sottratto alla ragazza la password dei suoi account di Facebook e Live Messenger, postando notizie false sul suo conto. Si vocifera che l’”intrusione” informatica sia stata resa possibile grazie alle domande di sicurezza poco sicure e comunque relative ad informazioni personali e sulla vita privata oramai a disposizione dei media.
Il presunto hacker, dopo aver violato i due account, sembra abbia iniziato ad inviare numerosi messaggi riguardo i rapporti avuti con il Presidente del Consiglio. La vicenda è stata resa nota dall’avvocato della famiglia, Giulio Costanzo, al giornale Il Mattino; i messaggi sono stati raccolti dall’avvocato per essere usati in un’eventuale processo. Nell’attesa di far chiarezza sulla vicenda, Facebook e Microsoft dovranno agire per ripristinare gli account violati, magari con una sospensione temporanea, in modo poi che questi rivengano restituiti alla legittima proprietaria.
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Tag:account, berlusconi, Facebook, hacker, il mattino, live messenger, Microsoft, noemi letizia, scandalo
Scritto Lunedì 30 Marzo 2009 da Piera Bellelli

In seguito agli eventi accaduti in Tibet ed alle ultime notizie circa il controllo di Internet da parte del governo cinese, dopo 10 mesi di indagini relative ai rischi di cyberspionaggio il Wall Street Journal pubblica un’articolo sul ritrovamento in alcuni PC del trojan ghOst RAT e sull’esistenza di GhostNet, una rete creata per controllare alcuni sistemi informatici, attiva già da Giugno 2008, data di inizio delle ricerche.
Infatti, grazie a questo network, è stato possibile tenere sotto controllo le attività di diversi PC e diverse reti, ricavandone informazioni utili e dati sensibili. Il trojan che garantiva l’accesso è stato ritrovato in almeno 1295 computer in 103 paesi diversi, tra cui Germania, India e Tailandia, i ministeri degli esteri (Barbados, Bhutan, Filippine, Indonesia ed altri), network vicini al Dalai Lama ed altri, che sono stati più volte vittima degli attacchi, tutti provenienti, tra l’altro dalla Cina. Il 30% dei computer infettati dal trojan fa parte di sistemi ritenuti ad alto profilo e gli attacchi sarebbero stati, in media, circa 53 al giorno. Tramite queste azioni è stato possibile accedere e salvare files, catturare le password ed attivare eventuali webcam.
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Tag:cina, cina blocca internet, dalai lama, ghOst, ghost net, ghostnet, governo cinese, internet cina, network controllo, oscuramento youtube cina, tibet, tibet governo cinese, trojan, Wall Street, Wall Street Journal
Scritto Domenica 29 Marzo 2009 da Maria Cristina Locuratolo
Secondo quanto riferisce il New York Times, un gruppo di ricercatori canadesi ha scoperto una vasta rete di spionaggio informatico ai danni di pc di tutto il mondo, da cui venivano rubati documenti di governi e di uffici privati in tutto il mondo, tra cui quelli del Dalai Lama.
Un’equipe del Munk Center per gli studi internazionali di Toronto ha dichiarato che almeno 1.295 computer in 103 Paesi sono stati violati, nell’arco di due anni dal sistema di spionaggio, dal nome GhostNet, ovvero rete fantasma.Le principali sedi nel mirino dell’operazione di spionaggio risultano essere: Ambasciate, Ministeri degli Esteri, uffici governativi e le residenze del leader spirituale del Tibet, il Dalai Lama, in India, a Bruxelles, Londra e New York. Questo è quanto sostengono ricercatori, i quali hanno detto che non ci sono prove che confermino la violazione degli uffici governativi statunitensi.
Gli studiosi canadesi ritengono che i responsabili delle violazioni sono da individuare nei computer localizzati quasi esclusivamente in Cina, anche se ciò non implica un coinvolgimento del governo cinese nel sistema, che risulta tuttora attivo.
Un portavoce del consolato cinese a New York ha escluso categoricamente la possibilità che la Cina sia coinvolta nell’operazione.
I ricercatori di Toronto hanno iniziato lo studio dopo la richiesta da parte dell’ufficio del Dalai Lama, in esilio, di controllare i propri pc, al fine di eliminare eventuali software dannosi o malware.
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Tag:canada, cina, computer, dalai lama, ghostnet, malware, New York Times, software, spionaggio, violazione
Scritto Venerdì 27 Marzo 2009 da Maria Cristina Locuratolo
Tempo di censure sul web, prima la Cina adesso le Maldive. Secondo Peacereporter, infatti, l’Autorità per le telecomunicazioni delle Maldive, su ordine del ministero per gli Affari islamici, ha dato ordine ai due provider del Paese di bloccare diversi siti web. Le misure di censura riguardano portali come Raajjeislam.com, sito informativo sul mondo islamico, e Seedhaahitun.com, sito web che promuove ”il messaggio del Messia Gesu”’, e uno dei blog piu’ visitati del Paese, Randomreflexions.com. Il suo autore, Simon, ha dichiarato che il suo blog è stato bloccato dal governo della Repubblica delle Maldive perchè ritenuto anti-islamico. Anche in passato si sono verificati episodi simili: la vicenda di un sito religioso oscurato dal ministro Abdul Majeed Abdul Bari per i suoi contenuti evangelici, come materiale su Gesù e canzoni cristiane in inglese e dhivehi, la lingua parlata nell’arcipelago. La costituzione afferma che il Paese è basato “sui principi dell’Islam” (art. 2), che ”un non musulmano non può diventare cittadino delle Maldive (art. 9), che “l’islam è la religione di Stato” e che “nessuna legge contraria a qualsiasi dettame dell’Islam può’ essere approvata” (art. 10). Questo ultim episodio di censura fa parte della lunga storia delle Maldive verso la libertà di espressione e di religione. Un paradiso senza libertà può trasformarsi in un inferno. Ma forse un piccolo passo verso il cambiamento è stato fatto visto che, dopo la protesta di numerosi blogger, l’Autorità per le telecomunicazioni delle Maldive ha revocato la restrizione.
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Scritto Venerdì 27 Marzo 2009 da Maria Cristina Locuratolo
Barack Obama si configura sempre più come un Presidente aperto nei confronti del Paese che rappresenta. Un modello che molti politici nostrani dovrebbero seguire e cercare di emulare. L’ultima “ventata di novità” che Obama ha portato in America riguarda il web.
Il Presidente ha aperto ieri nella East Room della Casa Bianca il primo incontro on line con gli americani. Obama ha dichiarato che l’iniziativa mira a mantenere la sua promessa elettorale di “aprire la Casa Bianca” a tutta la popolazione.
Gli americani avranno così la possibilità di instaurare un dialogo “on the web” con il Presidente, inviando domande via Internet ad Obama, con risposta immediata dell’inquilino della Casa Bianca. E’ questa la prima volta che un Presidente degli Stati Uniti lancia un’iniziativa del genere. Anche i nostri politici dovrebbero preoccuparsi, come sta facendo il loro illustre collega d’Oltreoceano, di mantenere le proprie promesse elettorali.
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