Giornalismo online

Un Pulitzer al Web

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La rete sta cambiando il nostro mondo e le nostre abitudini. Quanti di noi si ritrovano ogni giorno a non leggere più le classiche testate giornalistiche, bensì notizie online provenienti non solo dai siti dei grandi giornali?

Non dovrebbe quindi stupire l’ultima notizia che arriva oggi dagli Stati Uniti: uno dei 14 premi Pulitzer per il è stato quest’anno asssegnato ad una testata online. Si tratta del Pulitzer al investigativo e il vincitore è il sito internet gratuitoProPublica. L’articolo premiato riguarda lo scottante tema dell’eutanasia: sono stati studiati alcuni casi ospedalieri in cui i medici si sono  rilevati incapaci di curare tutte le vittime dell’uragano.

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Living Stories lanciato in open source da Google

Giornale

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In un periodo in cui la carta stampata sta subendo una forte crisi in termini di drastica riduzione delle vendite forse arriva una soluzione proprio da e dal sempre più onnipresente Google.

L’editoria On Line sarà così rivoluzionata dal rilascio in open source della piattaforma Living Stories, effettuato in questi giorni dall’azienda di Mountain View. L’efficacia di tale nuovo strumento di comunicazione è stata sperimentata negli ultimi due mesi da parte di due famosissimi quotidiani, ovvero il New York Time ed  il . Il 75% degli utenti che hanno provato tale servizio hanno dichiarato di preferirlo alla carta stampata.

Ma che cos’è Living Stories? Non è semplicemente un aggregatore di notizie come è, in effetti, Google News, bensì permette, facendo rimanere il lettore sulla medesima url di google e, dunque, senza che si debba aspettare il caricamento di nuove pagine, di seguire una sorta di storia viva della notizia. Si potranno così avere in modo diretto gli aggiornamenti delle notizie che si seguono, gli eventi ad essa collegati e la sintesi di ciò che si è già letto.

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Internet, premio Nobel per la Pace 2010.

370Nel 2010, dopo personaggi come Al Gore e Barack Obama il Nobel per la Pace potrebbe esser consegnato ninte meno che ad Internet. A muovere questa proposta è la rivista “ Italia” che, insieme a USA e Uk, lanciato questo progetto, chiamandolo “Internet for Peace”. Molte aziende tra cui Sony Ericsson, Tiscali, Fineco, Fastweb, Microsoft, Telecom Italia, Unendo Energia, Vodafone Italia, Citroën e H3G, e alcuni personaggi illustri, come Shirin Ebadi, Umberto Veronesi e Giorgio Armani, sono già stati coinvolti da questo disegno, unico nel suo genere.

Ma perché scegliere proprio internet? Come spiega Riccardo Luna, direttore di Italia, “internet è una grande community in cui uomini e donne di tutte le nazionalità e di qualsiasi religione riescono a comunicare, a solidarizzare e a diffondere, contro ogni barriera, una nuova cultura di collaborazione e condivisione della conoscenza, è la prima arma di costruzione di massa”. D’ora in poi ogni mese, fino a settembre 2010, la rivista riporterà un approfondimento sulle storie di chi, attraverso la rete, contribuisce alla pace nel mondo.

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La morte di Michael Jackson manda in tilt il web

La notizia della morte del Re del , , ed il lutto mondiale poi ha avuto effetti immediati sul . In tilt Google e Twitter per il numero di utenti che si sono connessi subito dopo la diffusione della tragica notizia, annunciata dal sito statunitente . Un portavoce di Google ha dichiarato alla Bbc che di fronte ai milioni di utenti che hanno digitato quasi contemporaneamente il nome del re del si è pensato ad un attacco informatico.Twitter è stata presa d’assalto, molto di più rispetto a quanto era accaduto in questi giorni con la iraniana. La news ha fatto il giro del mondo: in prima pagina su tutti i portali delle maggiori testate di tutto il globo, da Los Angeles, luogo del decesso, a Roma, da Londra a Hong Kong. Twitter è andato in tilt, dopo che in brevissimo tempo gli aggiornamenti sul re del erano diventati 66.500. I messaggi di Twitter contenenti la parola sono stati più di 100mila l’ora. Anche il sito di gossip , che per primo ha annunciato la morte di Jackson, è andato rapidamente in tilt per troppe richieste di accesso. Su YouTube in testa da due giorni filmati sulla morte dell’artista, sulla notizia annunciata dai tg, videoclip e tributi alla memoria. Su Facebook, in modo analogo, si diffondono gruppi, immagini, dediche e video in onore di Jackson. Così come è stata pubblicata rapidamente da tutti i più importanti siti, la foto che lo ritrae morente con una maschera d’ossigeno, quando i medici tentavano invano di rianimarlo.
è stato dichiarato morto a Los Angeles alle 14.26 del 25 giugno, a soli 50 anni, in seguito ad un arresto cardiaco, poi smentito dopo accertamenti effettuati sul cadavere.
La storia continua sui media, ma è inevitabile perché MJ è e resterà una vera icona e un mito dei nostri tempi tra mistero e leggenda.

British Library:giornali britannici dell’800 on line

Giunge da Londra una notizia che può interessare giornalisti, storici, cultori di reperti storici o anche solo amanti della lettura.
La ha messo online ben due milioni di pagine di per un totale di quaranta milioni di articoli dei due secoli scorsi. Con questo servizio, disponibile all’indirizzo internet http://newspapers.bl.uk/blcs, gli utenti potranno leggere gli articoli scritti in duecento anni di storia britannica scoprendo cosa scrivevano i quotidiani del tempo. La ricerca degli articoli e’ gratuita, mentre per poter scaricare i documenti si deve sottoscrivere un abbonamento di poco più di 11 euro. Un prezzo irrivilevante che ci consente un vero e proprio tuffo nel passato attraverso notizie, immagini e cronache del tempo. Documenti da collezione che offrono punti di vista preziosi sugli avvenimenti di importanza storica o su eventi dell’epoca e che possono fornirci un’idea anche sul giornalismo di allora, in un’era in cui la “rivoluzione digitale” non era neanche contemplata.

Informazione a pagamento per il Wall Street Journal

Secondo Robert Thomson, caporedattore del Financial Times e della Dow Jones, pare che sia intenzionato a far pagare l’accesso alle news on line del suo gruppo editoriale.Il magnate dell’editoria sta studiando un sistema di micropagamenti per l’accesso ai singoli articoli e una serie di abbonamenti premium che gli utenti potranno sottoscrivere per ottenere pacchetti di news pubblicati sul sito del Wall Street Journal.

Il sistema dovrebbe attivarsi entro la fine dell’anno. L’utente dovrà pagare pochi centesimi di dollaro per ogni singola news, una cifra più alta per consultare materiale specifico, circa 100 dollari l’anno per l’accesso a tutti i contenuti del Wall Street Journal.
I professionisti del settore consideravano già da tempo la possibilità di far pagare i contenuti editoriali pubblicati sul . Sarà il Wall Street Journal a intraprendere con decisione questa strada. Secondo altri addetti ai lavori, l’unico modo per stimolare gli utenti a pagare per l’informazione è quello di puntare sulla qualità della notizia. Altri optano, invece, per l’integrazione di contenuti di qualità ed “extra”, che siano cioè esclusivi.
In Italia si pensa che considerare un sistema di abbonamento comporterebbe un calo consistente dei ricavi pubblicitari. Forse il sistema di micropagamenti ideato da ha una possibilità di riuscita solo nell’informazione specializzata, (di settore come quella finanziara) e non in quella generalista. Agli utenti l’ardua sentenza…

Murdoch: un prezzo per l’informazione

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In controtendenza con quanti sostengono che l’ debba essere libera ed accessibile a tutti, sopratutto se il processo avviene tramite media digitali come Internet, , il magnate della Corp, adotta invece una visione diametralmente opposta.

Murdoch, infatti, dice basta all’ on-line, gratuita e realizzabile da con il contributo di chiunque e, per preservarne la qualità, auspica un ritorno delle forme tradizionali di e l’accesso ad esse previopagamento.

Internet e i nuovi strumenti del Web 2.0 hanno permesso di creare una rete di ricca, ma spesso poco attendibile o di basso livello ed il suo successo però è stato decretato anche dal fatto che si tratta di un media assolutamente gratuito e quindi che risponde in pieno alle esigenze di oggi in pieno periodo di crisi economica.

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