Giornali online

Giornali on line a pagamento? Primi risultati

timesIl mese scorso il prestigioso quotidiano londinese Times, ha cambiato la sua linea editoriale decidendo di mettere a il suo sito on-line: chi vuole leggere le direttamente su internet deve pagare una sterlina al giorno, oppure abbonarsi per due pounds alla settimana. E questi sono solo i prezzi promozionali iniziali che, purtroppo, tenderanno con il tempo a salire.

Noi tutti ci chiediamo se un’azione del genere possa davvero portare vantaggi ed introiti ad una testata. Nel mondo di internet, infatti, molti, infiniti, sono i siti che permettono di scovare informazioni gratuitamente. In molti si chiedono quindi il perchè allora dovrebbero pagare quando, invece, basta collegarsi ad altri indirizzi .

Il Times ha fatto il suo primo bilancio, e noi lo esaminiamo con loro: le visite al sito sono calate immediatamente di due terzi. Un grave calo, ma inferiore a quello che si aspettavano (che, secondo fonti del Times stesso, sarebbe dovuto essere intorno al 90%

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Il Fatto quotidiano passa online e va in tilt

Fatto quotidiano

Fatto quotidiano

Finalmente il Fatto quotidiano è , il giornale che dallo scorso settembre potevamo trovare nelle edicole più fornite, ora è a disposizione di tutti. O, almeno, avrebbe dovuto.

Il passaggiodall’ antefatto.ilcannocchiale.it. a fattoquotidiano.it , non è andato però come previsto: e non pensiate che sia stato un insuccesso, anzi, per le troppe visite inaspettate il sito è andato in letteralmete in Tilt! Tra le sei e mezza e le nove, infatti, l’organo di stampa di Padellaro, Travaglio e Gomez, ha ricevuto le visite di ben 450 mila utenti unici, una cifra del tutto inaspettata, che nemmeno si era ipotizzata di raggiungere entro la fine della giornata.

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Anche il New York Times online presto a pagamento?

In questi giorni fonti interne al hanno rivelato che, dopo altri quotidiani statunitensi, nel 2011, anche il maggiore giornale statunitense abbandonerà la formula della lettura gratuita online in favore di quella a . Questa scelta sarebbe dovuta alla crescente diffusione di prodotti tecnologici che rendono possibile la lettura dei giornali online in particolare guardando all’uscita del nuovo di Apple.

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Già lo scorso Ottobre, il giornale di New York e Long Island ”, aveva deciso di passare dalla formula gratuita a quella a , con un abbonamento settimanale a 5 dollari mentre annuale a 260. Il risultato? Solo 35 abbonamenti, un dato da far rabbrividire chiunque editore e che fa meditare qualsiasi lettore: sarà questo il vero addio all’informazione free?

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Le trattative tra Microsoft e News Corp

bgUna notizia di ieri, apparsa nella versione on-line del “Financial Time” ed oggi confermata da altri giornali, parlerebbe di una nuova trattativa dell’inarrestabile . Microsoft, infatti, starebbe iniziando le discussioni per realizzare una partnership con la Corp di Murdoch per rimuovere i contenuti del “Wall Street Journal” e del “Sun” dal motore di ricerca Google, lasciandosi visibile ad altri motori di ricerca come Bing.

Cos’è Bing vi chiederete? E’ semplicemente il motore di ricerca lanciato lo scorso Giugno dalla casa di Redmond che, in base ai dati diffusi da Comscore nell’Ottobre scorso, ha raggiunto il 9,9% del mercato, contro il 65,4% di Google.

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Le critiche su Baarìa anche sui gruppi di Facebook

Nel mirino delle polemiche di questi ultimi giorni, che ha infiammato i Media di tutta Italia c’è una scena del nuovo film di Tornatore, Baarìa, in cui “Un bovino viene colpito alla testa con un punteruolo conficcato nella fronte. Si accascia a terra ancora cosciente e in quel momento gli viene tagliata la gola. Il sangue zampilla copioso mentre l’animale batte le palpebre e si muove leggermente fino a morire. Il tutto davanti all’occhio elettronico della macchina da presa”. Citazione di uno dei due articoli pubblicati sul “Corriere della sera” (link: http://www.corriere.it/animali/09_settembre_24/bovino-sgozzato-accuse-tornatore-baaria_371d8a6e-a906-11de-aaa2-00144f02aabc.shtml e http://www.corriere.it/animali/09_settembre_25/baaria-protesta-deputata-pdl_897640ac-a9e3-11de-93d1-00144f02aabc.shtml)
Naturalmente, questo dibattito sta infiammando anche facebook dove solo nella giornata di oggi sono fioriti numerosi gruppi in merito e migliaia di link sono stati postati nelle pagine degli utenti del social network.

La morte di Michael Jackson manda in tilt il web

La notizia della morte del Re del Pop, , ed il lutto mondiale poi ha avuto effetti immediati sul web. In tilt Google e Twitter per il numero di utenti che si sono connessi subito dopo la diffusione della tragica notizia, annunciata dal sito statunitente . Un portavoce di Google ha dichiarato alla Bbc che di fronte ai milioni di utenti che hanno digitato quasi contemporaneamente il nome del re del pop si è pensato ad un attacco informatico.Twitter è stata presa d’assalto, molto di più rispetto a quanto era accaduto in questi giorni con la iraniana. La news ha fatto il giro del mondo: in prima pagina su tutti i portali delle maggiori testate di tutto il globo, da Los Angeles, luogo del decesso, a Roma, da Londra a Hong Kong. Twitter è andato in tilt, dopo che in brevissimo tempo gli aggiornamenti sul re del pop erano diventati 66.500. I messaggi di Twitter contenenti la parola sono stati più di 100mila l’ora. Anche il sito di gossip , che per primo ha annunciato la morte di Jackson, è andato rapidamente in tilt per troppe richieste di accesso. Su YouTube in testa da due giorni filmati sulla morte dell’artista, sulla notizia annunciata dai tg, videoclip e tributi alla memoria. Su Facebook, in modo analogo, si diffondono gruppi, immagini, dediche e video in onore di Jackson. Così come è stata pubblicata rapidamente da tutti i più importanti siti, la foto che lo ritrae morente con una maschera d’ossigeno, quando i medici tentavano invano di rianimarlo.
è stato dichiarato morto a Los Angeles alle 14.26 del 25 giugno, a soli 50 anni, in seguito ad un arresto cardiaco, poi smentito dopo accertamenti effettuati sul cadavere.
La storia continua sui media, ma è inevitabile perché MJ è e resterà una vera icona pop e un mito dei nostri tempi tra mistero e leggenda.

British Library:giornali britannici dell’800 on line

Giunge da Londra una notizia che può interessare giornalisti, storici, cultori di reperti storici o anche solo amanti della lettura.
La British Library ha messo online ben due milioni di pagine di giornali britannici per un totale di quaranta milioni di articoli dei due secoli scorsi. Con questo servizio, disponibile all’indirizzo internet http://newspapers.bl.uk/blcs, gli utenti potranno leggere gli articoli scritti in duecento anni di storia britannica scoprendo cosa scrivevano i quotidiani del tempo. La ricerca degli articoli e’ gratuita, mentre per poter scaricare i documenti si deve sottoscrivere un di poco più di 11 euro. Un prezzo irrivilevante che ci consente un vero e proprio tuffo nel passato attraverso , immagini e cronache del tempo. Documenti da collezione che offrono punti di vista preziosi sugli avvenimenti di importanza storica o su eventi dell’epoca e che possono fornirci un’idea anche sul giornalismo di allora, in un’era in cui la “rivoluzione digitale” non era neanche contemplata.

Informazione a pagamento per il Wall Street Journal

Secondo Robert Thomson, caporedattore del Financial Times e della Dow Jones, pare che sia intenzionato a far pagare l’accesso alle news on line del suo gruppo editoriale.Il magnate dell’editoria sta studiando un sistema di micropagamenti per l’accesso ai singoli articoli e una serie di abbonamenti premium che gli utenti potranno sottoscrivere per ottenere pacchetti di news pubblicati sul sito del Wall Street Journal.

Il sistema dovrebbe attivarsi entro la fine dell’anno. L’utente dovrà pagare pochi centesimi di dollaro per ogni singola news, una cifra più alta per consultare materiale specifico, circa 100 dollari l’anno per l’accesso a tutti i contenuti del Wall Street Journal.
I professionisti del settore consideravano già da tempo la possibilità di far pagare i contenuti editoriali pubblicati sul web. Sarà il Wall Street Journal a intraprendere con decisione questa strada. Secondo altri addetti ai lavori, l’unico modo per stimolare gli utenti a pagare per l’informazione è quello di puntare sulla qualità della notizia. Altri optano, invece, per l’integrazione di contenuti di qualità ed “extra”, che siano cioè esclusivi.
In Italia si pensa che considerare un sistema di abbonamento comporterebbe un calo consistente dei ricavi pubblicitari. Forse il sistema di micropagamenti ideato da Murdoch ha una possibilità di riuscita solo nell’informazione specializzata, (di settore come quella finanziara) e non in quella generalista. Agli utenti l’ardua sentenza…

Murdoch: un prezzo per l’informazione

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In controtendenza con quanti sostengono che l’informazione debba essere libera ed accessibile a tutti, sopratutto se il processo avviene tramite media digitali come Internet, Rupert , il magnate della Corp, adotta invece una visione diametralmente opposta.

, infatti, dice basta all’informazione on-line, gratuita e realizzabile da con il contributo di chiunque e, per preservarne la qualità, auspica un ritorno delle forme tradizionali di informazione e l’accesso ad esse previopagamento.

Internet e i nuovi strumenti del Web 2.0 hanno permesso di creare una rete di informazione ricca, ma spesso poco attendibile o di basso livello ed il suo successo però è stato decretato anche dal fatto che si tratta di un media assolutamente gratuito e quindi che risponde in pieno alle esigenze di oggi in pieno periodo di economica.

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WIRED: 5 lettere per il futuro

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La rivista Wired, rivista mensile statunitense nata nel Marzo ‘93, di proprietà di Condé Nast Publications e da poco disponibile nella versione italiana, propone ai suoi lettori on-line una simpatica iniziativa riprendendo la tecnologia web 2.0.

“Cosa ti aspetti dal futuro?”: con questa la domanda posta ai vari utenti del sito web, invita a inserire 5 lettere per descrivere la propria visione dei giorni che verranno. La parola scelta, poi, diventerà un tag e sarà inserita nella copertina virtuale e realizzabile da chiunque da poter scambiare ed inviare agli amici.

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