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Nuovi temi per Google

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Oscuramento YouTube in Cina: restano ignoti i motivi della censura

cina La non conferma nè smentisce l’ di , ma il portavoce statunitense del sito di sharing più celebre al mondo, Scott Rubin, dichiara che effettivamente nello stato cinese si rilevano problemi d’accesso. Mentre il ministero dell’Industria e dell’Informazione tecnologica, responsabile della regolamentazione di in non ha voluto lasciare nessuna dichiarazione a proposito. ieri aveva avvertito gli utenti in che il sito era bloccato. Ogni tentativo di accesso al sito veniva segnalato come errore.
In rete i ”navigatori” cinesi hanno reagito con rabbia usando una metafora per definire la nuova campagna di censure promossa dal ”una nuova invasione dei granchi di fiume”.
Altri internauti fanno considerazioni di tipo politico, paragonando il al primo imperatore Qin, ovvero il despota Qin Shihuang, che ha unificato la nel 256 a.C.
Rubin afferma che le ragioni dell’ per ora restano ignote e che si sta facendo il possibile per risolvere la questione, ripristinando l’accesso ad . Secondo provenienti dalla , a far scattare la misura di sarebbe stato un che mostrava centinaia di soldati in uniforme mentre picchiavano e bastonavano dei monaci tibetani indifesi dopo l’assalto ad un ministero. Il sarebbe stato pubblicato da un gruppo tibetano in esilio, ma il luogo e la data della registrazione non sono state precisate. Anche se la presa di posizione ufficiale di Pechino definisce un ”falso” il presente in rete.
Altre parlano di un altro in cui viene ripreso un incidente avvenuto nei mari a sud del Paese che ha visto coinvolti alcuni pescherecci cinesi ed una nave della Marina militare americana. Speriamo che presto gli utenti cinesi possano riavere il loro diritto di condividere contenuti on line, sempre nel rispetto della legge giuridica ed etica.

Un Papa che parla cinese

papa_benedetto_xvi Anche le Parole Sacre viaggiano sul web.
Il sta per lanciare una nuova versione in lingua cinese del suo sito web, con lo scopo di diffondere i messaggi di Benedetto XVI in , dove il regima comunista impedisce ai di ricooscere l’autorità del proprio Credo religioso. Il nuovo sito è www.vatican.van, ed ha già una versione in 7 lingue diverse. Ma alcune della Chiesa e diplomatici temono che l’autorità cinese possa bloccare il sito web come è già stato fatto in passato per il , la , Voice of America, il sito media di Hong Kong Ming Pao News e . Il comunista, infatti, non riconosce l’autorità del e obbliga i ad essere parte dell’organizzazione cattolica sostenuta dallo stato. I cinesi, che oscillano tra gli 8 e i 12 milioni, sono divisi tra la chiesa riconosciuta ed una chiesa non ufficiale devota al . Lo stato cinese blocca automaticamente tutti i siti che ritiene critici o sconvenienti nei confronti del . Il sito lanciato dal renderà disponibili i discorsi di Benedetto XVI ed altri contenuti religiosi sia nella versione in ideogrammi cinesi che in quelli tradizionali. Il ha espresso il fiducioso desiderio che il sito, nelle sue differenti versioni, possa essere visitato da utenti di tutto il mondo.